Il Messaggero, Vicenza e i dinosauri.

Stampa attualità e modernità.
Ieri mattina al bar mi sono ritrovato per le mani il Messaggero, che dava largo spazio alla vicenda dell’allargamento della base USA di Vicenza a cominciare dal fondo di prima pagina. Il fondo per parlare delle protesta evocava il ’68 che in Italia è durato dieci anni (per certi versi è vero per certi altri non ci è mai arrivato), gli anni di piombo, la violenza politica e il terrorismo. Il giornalista li evocava per dire che non c’entrano niente con la situazione attuale, per carità.  L’accostamento semantico pero’ non è casuale, è una scelta precisa.  Per commentare la strettissima attualità perchè evocare cio’ che di negativo è avvenuto trent’anni fa, se si sta sostenendo che e non c’è attinenza? La ridondanza è funzionale a dare  una percezione  negativa al lettore, che si sentirà minacciato, senza che il giornalista si sia esposto affermando esplicitamente paralleli insostenibili. Questo in comunicazione è un trucchetto sporco piuttosto diffuso.
Si poteva evocare per analogia con le manifestazioni le battaglie per aborto e divorzio, non c’entrava un cazzo comunque, ma l’effetto psicologico sul lettore sarebbe stato dialmetralmente opposto.

Indispettito, sono andato a cercarmi gli approfondimenti nelle pagine centrali dove, prendendo spunto da Vicenza, si pretendeva di fare un’analisi (in realtà pareva piu’ una requisitoria) sui movimenti di protesta delle varie comunità locali contro le fondamentali opere del governo e dei suoi alleati.

Il titolo a  centro pagina parlava di un’Italia antimoderna e localista, che in qualche modo si opporrebbe al progresso in difesa di interessi di condominio. Come esempi della vocazione antimodernista la grafica di centro pagina evidenziava tra le altre proteste: la TAV, le manifestazioni  contro le centrali a carbone dell’Enel e quelle contro il muro antispaccio di Padova. Proteste come queste per il Messaggero denotano un’Italia che si aggrappa al passato e ha paura del futuro.  Ho qualche dubbio sia sull’accusa di antimodernità che su quella di localismo, provo ad esporli.

Carbonia 2007.
Per quanto riguarda la nuova centrale dell’ENEL a carbone secondo il quotidiano romano sarebbe il futuro. Il carbone? A me non risulta che le potenze piu’ avanzate tecnologicamente scatenino guerre per accaparrarsi riserve strategiche di carbone,  avveniva forse  nell’ottocento. Ne tantomeno che in scandinavia si stiano studiando piani per ridurre al minimo nei prossimi decenni l’incidenza del petrolio, per passare ad un  altro combustibile fossile che ha resa minore ed emissioni maggiori.  Questo perchè il carbone è un combustibile di cento anni fa… eppure si è antimoderni se non si vuole una centrale a carbone sottocasa. La città piu’ inquinata del mondo oggi è forse Pechino e indovinate cos’è produce quella nuvola gialla che ha fatto registrare un’impennata delle malattie respiratorie tra i cinesi della capitale?


TAV: veloce è bello.
Riguardo alla TAV invece il concetto che una tecnologia di trasporto sia migliore soltanto perchè va un po’ piu’ veloce del modello precedente è una visione dei primi del novecento. Venghino signori e signore la macchina d’acciaio tocca i 100 kilometri all’ora! Venghino signore e signori a farsi un giro sul mezzo del futuro!
Il punto è che agli inzi del novecento l’industrailizzazione era cominciata  soltanto negli Stati Uniti e nel nordeuropa ed anche lì era in età piuttosto acerba. Giusto per citare qualche esempio l’Italia, la Spagna e  la Russia   erano economie agricole, terzo mondo diremmo oggi. All’epoca le infrastrutture non esistevano,  lo smog c’era soltanto a Londra (a causa del carbone…) e i mezzi di trasporto viaggiavano davvero lentamente. Lo so’ che svegliare la redazione del Messaggero dal suo sonno futurista potrà sembrare impietoso, ma nel 2007 dove le mele che mangiamo arrivano dalla Cina e resistono una settimana fuori dal frigorifero e i Giapponesi fanno il Sushi coi tonni pescati a Trapani, la velocità dei treni non è piu’ un fattore critico del ciclo economico.  Una tecnologia d’avanguardia, cioè che risolva i problemi di oggi e non quelli di cent’anni fa, ha altre caratteristiche: consuma poco, è a basso impatto ambientale, non devasta il paesaggio, è sicura e permette investimenti che possano rientrare in tempi ragionevoli.  L’ultima vera innovazione, in ambito civile, che puntasse tutto sulla velocità è del 1970 e si chiama Concorde. Ne hanno prodotti soltanto dodici e uno si è pure schiantato da solo. Ora gli undici rimasti sono in dismissione e nessuno sembra intenzionato ad investire su un Concorde 2.

Il muro.
Le persone di Padova che conosco mi hanno confermato che il problema che ha portato all’innalzamento del muro c’era ed era grave, o almeno così era percepito dalla popolazione. Io non vivo lì e non voglio entrare nel merito, non conosco soluzioni alternative di facile realizzazione, che non comportino  cioè un  piano di medio termine  per il recupero delle aree  disagiate a cominciare dalle condizioni socioeconomiche (che poi è facile a dirsi…).  Mi sta pure bene il muro… tanto non ci vivo io a via Anelli. Pero’ l’idea di risolvere un problema di convivenza urbana o piu’ in generale di  criminalità attraverso l’innalzamento di muri che cingano interi quartieri ha inizio nel 1400 circa, tramite la costituzione dei ghetti. Ripeto fate come cazzo vi pare, ma non mi dite che chi si è opposto  stava osteggiando  una soluzione moderna del problema: si oppone ad un provvedimento medioevale. Magari necessario, ma medioevale.

La base di Vicenza.

Cosa c’entri poi con la modernità l’ampliamento di una base USA sul nostro territorio è incomprensibile. Il territorio delle basi USA smette di essere territorio italiano tanto che oltre a essere  inaccessibile a chiunque non è neppure dato sapere  cosa ci sia dentro (Aviano e Maddalena).  Nell’interesse di chi si chiede ai Vicentini di cedere parte del proprio territorio alla base di una potenza alleata che ha registrato nel recente passato uno sconfortante tasso di incidenti  (Cernis, Maddalena, Vicenza stessa), per di piu’ impuniti? Capisco che il governo debba render conto di impegni presi in precedenza, ma questo è un problema dell’esecutivo non dei vicentini, che ora si pretende marcino uniti e compatti per la causa atlantica. Anche questo è il futuro babe, ed è sempre uguale da sessant’anni a questa parte. 
Localismo egoista e paralisi della democrazia.
La tesi dell’antimodernità implode su stessa, resta quella sul localismo.
Dire che i vicentini sono localisti non vuol dire un cazzo  a parte forse che somo pronti a battersi per il sacrosanto diritto di essere interpellati prima che qualcuno decida di cambiare la geografia del posto dove crescono i loro figli. Il problema non è il localismo,  è che c’è sempre qualcuno che cerca di pisciarti sulla porta di casa per interessi a te estranei. Quello che sta succedendo è che  quando un governo ( per interessi propri,  di  una multinazionale o della USA army), viene a raccontare che un’opera è necessaria e s’ha dda fà perchè è sicura, pulita, conveniente e porterà progresso e sviluppo, la gente semplicemente non ci crede. Chissà come se la sono guadagnata tutta questa sfiducia lassù ai piani alti? Questo Il Messaggero non lo spiega.

Se qualche comunità in giro per l’Italia sta pensando di delegare un po’ meno al mondo politico (da Acerra alla Val di Susa), secondo un modello di democrazia e di federalismo piu’ partecipativo e consapevole,  c’è da stappare bottiglie vista la storia delle opere pubbliche in Italia. Una popolazione attenta che non si limita a votare tra due quasi-alternative ogni cinque anni e decide di prendere parte ai processi decisionali che la riguardano piu’ da vicino, rappresenta  un progresso della democrazia e non la sua paralisi. Anche la democrazia evolve,  sono proprio il dinamismo e l’apertura al cambiamento a costituirne storicamente un elemento vincente.

Per quel che ne so’ invece di entrare nel merito delle singole questioni al Messaggero possono continuare a sparare titoli in linea col livello rasoterra di molta stampa italiana, conditi con brillanti analisi che non analizzano nulla. Se però davvero  vogliono dare la caccia ai dinosauri gli consiglio di andarli a cercare a palazzo, tra le cariatidi del dirigismo mafioso, politico ed economico. Non dico neppure che smettero’ di comprarlo, perchè non ho mai cominciato.

Resta buono per poggiarci sopra il cappuccino.

One thought on “Il Messaggero, Vicenza e i dinosauri.

  1. crystalbeach ha detto:

    Il concetto politico di modernizzazione della società ci viene dato in pasta da Bettino Craxi all’epoca della Milano da bere. Lui tolse la scala mobile ai lavoratori senza dargli niente in cambio. Criminalizzò, insieme all’odierno sindaco di Napoli del centrosinistra Jervolino, tutti quelli che si facevano le canne. Che meravigliosa modernizzazione sociale! A chi, come il giornalista del messagero, parla di modernità gli voglio ricordare che fu proprio Bettino a opporsi alle basi americane in Italia all’epoca(unica cosa decente da lui fatta). A questo punto la domanda è lecita: ma di cosa cazzo sta parlando questo giornalista? Un consiglio al giornalista: si aggiorni cribbio!

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