A Scanner Darkly, un oscuro scrutare.

Quando un film rende effettivamente onore all’ ottimo romanzo da cui è tratto? Probabilmente quando nel ricordare le pagine del libro queste ci tornano alla mente con i fotogrammi del film come se, leggendole, le avessimo da subito immaginate così. Questo mi sta accadendo dopo aver visto A Scanner Darkly di Linklater. Mentre Ridley Scott si era limitato  a trarre ispirazione dalla fantastica ambientazione di do androids dreams electric sheep? di Philip K.Dick, lasciando poi che Blade Runner prendesse una strada narrativa autonoma, quella di Linklater è una fedele trasposizione cinematografica del romanzo. La tecnica di animazione è la stessa di Waiking Life (USA, 2001) il rotoscope, ma il livello di dettaglio è nettamente piu’ alto, tanto da aver richiesto fino a 500 ore di postproduzione per un minuto di girato. Tanta abnegazione rende Scanner Darkly un film visivamente fantastico, pieno di maestria e grandi intuizioni come la realizzazione della tuta disindividuante (che ficata…) usata dall’agente Fred o le allucinazioni dei protagonisti dove, per loro come per lo spettatore, è impossibile  distinguere tra realtà e incubo finchè non è l’incubo stesso a terminare. Elogiato e messo da parte l’aspetto grafico la recensione del film si fonde con quella del romanzo, all’interno del quale si partecipa al tunnel di paranoie, visioni e sospetti reciproci in cui sprofondano pagina dopo pagina i  personaggi.
Pur essendo ambientato in un prossimo futuro,  in realtà Dick si limita ad importare alcuni elementi tecnologici avveniristici nella California della fine degli anni settanta, dove il libro ebbe luce. Come sosteneva lo stesso autore infatti Scanner Darkly non è un romanzo di fantascienza ma è innanzitutto un romanzo sulla droga, sulla dipendenza, sul degrado  e sul controllo sociale da parte delle autorità. La droga, nella trama la sostanza M , è una  roulette russa le cui tragiche responsabilità ricadono su tutti indistintamente. Il tossico preme il grilletto, ma la pistola e le pallottole gli sono state servite da qualcun altro. Sulla sua lenta agonia la polizia costruisce un sistema di controllo capillare e invisibile, fondato sull’inganno e la delazione. Come in molti degli universi creati da Dick gli sbirri e il governo sono onnipresenti e repressivi, spiano tutti fin dentro le loro case per rivelarsi poi impotenti davanti al potere economico di chi ti somministra sia il veleno che l’antidoto. Lo stesso poliziotto finisce per essere una pedina esattamente quanto lo è il tossico, sacrificabile sull’altare del denaro. Sulle intuizioni quasi profetiche di Dick si è già detto molto in questo caso basti pensare che il romanzo pubblicato nel 1981 è pero’ scritto nel 1978 quando Ronald Reagan, l’uomo della “guerra alla droga” e dell’ulteriore svolta repressiva che ne conseguì, non era ancora giunto alla presidenza (aveva pero’ governato la California e Dick ne seguiva l’ascesa nel partito repubblicano). Il controllo del cittadino tramite la tecnologia in nome di una qualche giusta battaglia dei nostri governi, da Echelon et similia alle intercettazioni telefoniche di massa, è un problema quanto mai urgente a un quarto di secolo dalla pubblicazione del romanzo. A Scanner Darkly è pero’ soprattutto un grande requiem per una generazioni prima resa inoffensiva e poi mandata lentamente al macello: la generazione a cui lo stesso Dick è appartenuto. Arrivate fino all’ultima pagina, non alzatevi fino ai titoli di coda. Ne vale la pena.

8 thoughts on “A Scanner Darkly, un oscuro scrutare.

  1. 4rch4ngel ha detto:

    Ecco un ottimo esempio della scempiaggine di cui sono capaci i nostri distributori: stavo aspettando questo film dalla prima volta che ne avevo sentito parlare, poi esce e lo trovo in una sola sala qui a Roma.
    Che e’, l’hano forse considerato un cartone animato?
    Per bambini?
    Gli e’ toccata la stessa sorte di Ghost in the shell 2, che ho dovuto prendere in DVD in UK.
    Vuol dire che anche di questo attendero’ l’uscita digitale….

    Ciao.

    P.S. In ritardo, ma link ricambiato :))

  2. idiotaignorante ha detto:

    Sai che a me il libro ha sempre fatto assai cagare? Lo trovo uno dei peggiori di Dick, che secondo me dopo Palmer Eldritch aveva finito quello che doveva dire.

  3. Aramcheck ha detto:

    Allora anche il film ti starà di traverso perchè è davvero aderente al libro. Forse preferisco il Dick meno lineare di “Scorrete lacrime” e “Ubik”, questo è diverso e secondo me si è sforzato pure parecchio per sconfinare rispetto a cio’ che aveva fatto prima, pero’ mi garba lo stesso.

  4. utente anonimo ha detto:

    Ti garba? A Spallè, va a lavorà…

  5. lilith979 ha detto:

    Dopo mesi di attesa, ho dovuto constatare che nella mia città questo film non sarrebbe MAI uscito, d’altra parte neanche i dirigenti dell’unico cinema d’essai di Pesaro ne ignorano l’esistenza.
    Con l’avvento di E-Mule in casa mia, gli sto dando la caccia, in fiducia che si tratti di un capolavoro come lo è stato Waking Life e che rappresenti degnamente l’irresistibile follia lucida di P.K.Dick.

  6. Aramcheck ha detto:

    Secondo me Waiking Life nel complesso gli è superiore, ma Scanner Darkly visivamente incanta. Quando il mulo finisce di scaricare fammi sapere che ne pensi,
    ciao

  7. lilith979 ha detto:

    Il mulo ha fatto il suo dovere, ed ho potuto vedere “A scanner darkly”. Devo dire che preferisco di gran lunga “Waking life”, che non è un film ma un viaggio mentale, un’allucinazione, unico insomma.
    Anche i fotogrammi in movimento, erano un’altra cosa…Ma è un’impressione soggettiva, nel suo genere anche questo è fatto bene.

  8. crystalbeach ha detto:

    Il libro l’ho letto un pò di tempo fa di seguito al suo confessioni di un’artista di merda che a me è piaciuto di più. Il film è molto aderente al libro ed è un bel viaggio allucinatorio a livello visivo. Non un capolavoro secondo me, ma comunque buono. Soprattutto di grande attualità se penso a come l’occidente si diverti a farci credere di combattere la droga andando a fare la guerra alle colture di oppio in Afghanistan o a quelle di coca in Colombia. Un nostro caro compatriota di nome Pino Arlacchi siede all’Onu occupandosi di questo problema. Il soggeto era mio professore a Firenze di sociologia qualitativa e ci faceva studiare per il suo esame la trilogia di Carlos Castaneda: 1- A scuola dallo stregone 2- Realtà parallele 3- Viaggio a Ixtlan. All’epoca era tutt’altro che un proibizionista( metà anni novanta ). Ora è uno dei più acerrimi sostenitori delle guerre all’oppio e alla coca. Nonostante queste guerre a me sembra che di eroina e cocaina ne continui a girare molta ovunque. Forse invece di produrla in Afghanistan o Colombia la produciamo direttamente noi in qualche stato dell’America o anche qui in Italia?

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