Panic Day ovvero come ho perso l’aereo per San Diego.

C’era l’allarme terrorismo.

E’ l’11 Agosto mi trovo a Fiumicino per prendere un volo Delta verso Cincinnati, destinazione finale San Diego. C’è circa un km di fila interna al terminal che si aggrovigla su se stessa due o tre volte  in un lungo serpentone tra il molo C dei voli internazionali fin quasi al molo A. Soltanto per trovare la coda della fila e mettermi educatamente in riga con gli altri impiego circa un quarto d’ora, dopo di che a passo men che di lumaca mi  unisco alla triste marcia. “Triste” perchè invece di persone che vanno in vacanza in un paese per molti versi bello come gli USA sembriamo un tapis roulant di tacchini che il giorno del ringraziamento si dirigono diligentemente verso il forno.
Per quanto i  piu’ informati siano  pressocche sprovvisti di bagaglio a mano, nulla sfugge sotto gli occhi attenti dei pre-controllori (non siamo neppure al check-in) e siamo educatamente invitati a disfarci uno dopo l’altro di tutte le nostre pericolose armi da guerriglia: biberon, penne a sfera, PC portatili, shampoo e perfino libri.
Questa dei libri prima o poi me la dovranno spiegare: conosco gente che ne ha
effettivamente un timore cieco, neanche fossero cartacei coccodrilli pronti a troncare  le falangi di chi si azzarda a sfogliarli senza conoscere qualche complesso rituale magico, ma che le istituzioni mi ingiungano di privarmene per salire su un aereo mi pare davvero troppo.
L’unico tacchino ribelle che si ostina a fare resistenza è un americano che s’incazza perchè non gli permettono di portare
a bordo un lungo e pesante bastone (un grosso ramo scorticato per l’esattezza). Gli serve per camminare, sostiene che ha  preso una storta. A parte che se ha perso l’uso della caviglia puo’ salire a bordo con la carrozzella come fanno tutti gli invalidi, poi mi domando se lui si sentirebbe tranquillo se un arabo col turbante pretendesse di salire sul suo volo con una bella mazza da baseball in mano? Certi Yankee sono assurdi.
La “lunga marcia” dei tacchini (la fuga di  Mao dai nazionalisti non c’entra), si svolge sotto il controllo delle forze dell’ordine che dai ballatoi ci sovergliano coi i mitra quasi spianati. Giunto alle porte del patibolo volante mi informano che l’aereo è in ritanrdo di tre ore, la coincidenza è persa e dovro’ dormire all’aereoporto di Cincinati. Senza un libro,  un cambio di vestiti, una minima certezza sul volo successivo. E’ troppo. Visto che sto’ partendo principalmente per questioni di lavoro e la trasferta seppur allettante non è pagata chiamo in ufficio e annuncio che non vale la pena: non mi pagano abbastanza per morire senza nemmeno un buon libro sulla cui controcopertina scrivere un breve epitaffio. Niente surf, niente colazione da Kono’s e niente pranzo a Newport Pier con Max Plank.



Tutto questo perchè, come ci spiega la televisione, dei terroristi a Londra volevano salire a bordo con bottiglie di Gatorade contenenti in realtà un liquido esplosivo, tale da perforare la fusoliera e depressurizzare l’abitacolo facendo cadere un gran numero di aerei.

 


Il Panic Day.
E’ passato quasi un mese ed io non ho ancora capito cosa esattamente avrebbero dovuto usare gli arabi per farmi fuori. Non ho conoscenze di chimica degli esplosivi ma l’unico liquido (per la verità denso e piuttosto instabile )che mi viene in mente possa creare una tale deflagrazione in un così piccolo recipiente è la nitroglicerina, soltanto che essa abbisogna di un
candelotto, di sego ed altre individuabili sostanze a base di farina fossile per diventare della maneggevole dinamite: non di una bottiglia di plastica di Gaterode detonata da un cellulare.
Un’altra cosa che non ho capito è quando quegli attentati sarebbero dovuti avvenire. Fino al giorno 9 nessuna delle nostre autorità ci aveva tutelato in alcun modo diverso dalla consueta prassi post 9/11: quindi il pericolo era scattato il giorno 10 cioè quello degli arresti e della scoperta dell’operatività della cellula. La cellula pero’ era nota da tempo e il presidente George W. Bush ha ammesso candidamente di essere stato informato dell’operazione fin dalla  settimana precedente. Allora perchè attendere il giorno 10? Per la flagranza? Mai presunti terroriti sono stati arrestati nelle loro case non all’aereoporto, quindi non stavano partendo il giorno 10. Le autorità non sapevano esattamente quando sarebbero partiti? Si sa chi sono, si sa dove abitano, si conosce il loro piano fatto di bibite bomba ma non si è in grado di capire se avessero comprato dei biglietti aerei e per quale volo?  Saro’ stupido ma mi sfugge perchè si sia dovuto bloccare il traffico aereo di mezzo mondo tra il 10 e il 12 agosto per un pericolo noto da tempo e fermato si direbbe ben prima della sua attuazione. Se allo scattare del panico i presunti terroristi avevano le teste di cuoio ai piedi del letto a dar loro il buongiorno, allora perchè il panico?

E’ troppo leftish pensare che un‘operazione anti-terrorismo  come negli ultimi anni ce ne sono state a dozzine sia stata usata strumentalmente per un grandioso SHOW-DAY che ricordasse all’occidente che siamo stati attaccati, che la US Army deve difenderci da Bin Laden, che i  terroristi hanno armi micidiali, che lo Zio Sam e i suoi alleati non devono abbassare la guardia e hanno ottime ragioni per scatenare guerre a casaccio in giro per il mondo? In sostanza per dirci con Giuliano Ferrara che << c’è un nemico e non dobbiamo dimenticarcene>>.

Un governo in calo di consensi ha bisogno di panico, affinchè la popolazione si affidi di nuovo ciecamente alla sua protezione. I governi Bush e Blair sono in drammatico calo di consensi: questo è un fatto. Questi dubbi mi sono balenati in testa per un paio di settimane e ancora rimangono tali. I dubbi si fanno insistenti soprattutto da quando The Prez  mi ha girato questa agenzia:

 

Attentati Londra: i dubbi del Times

Secondo il quotidiano il piano non era vicino a esecuzione

(ANSA) – ROMA, 28 AGO – Il New York Times smonta il teorema di Scotland Yard sugli attentati sventati a Londra, sostenendo che il piano era lontano dall’esecuzione. ‘I sospetti non erano pronti a colpire immediatamente’, hanno detto al giornale cinque alti funzionari britannici. Secondo il quotidiano, che cita fonti autorevoli, la polizia britannica non sa ancora, per esempio, se tra i sospetti ci fosse qualcuno capace di mettere assieme e far esplodere liquidi esplosivi quando un aereo era in volo

Quanto c’è da stare allarmati?
Io ho trent’anni ed ero ragazzino durante gli anni ’80: anche allora c’era una Grande Guerra Globale. Lo scenario allora era piu’ chiaro e consisteva di due tizi con una valigietta contenente un bottone in grado di scatenare una graniuola di testate nucleari l’uno sul paese dell’altro, distruggendo nottetempo l’intero pianeta. Non erano bei tempi e ricordo esattamente la tensione che si respirava ogni volta  venisse affrontato l’argomento dell’olocausto nucleare.  Il pericolo era reale e ben peggiore di qualsiasi porcata holliwoodiana Bin Laden o chi per lui sia anche lontanamente in grado di mettere in atto.
Sarà per questa abitudine infantile  alla guerra fredda che fatico a non dormire la notte a causa di un liquido imprecisato che potrebbe essere Gatorade in mano ai nostri nemici (“perchè c’è un nemico” ci ricorda Giuliano Ferrara e sembra non si riferisca alla nostra stessa idiozia), quando i nostri eserciti dispongono di armi sofisticate e distruttive come i drone telecomandati, testate nucleari tattiche, raggi del dolore, armi laser e cannoni a energia diretta. Per una rapida introduzione a queste tre ultime meraviglie della tecnica consiglio la visione dell’ultimo grande reportage di rainews24:

 

Guerre Stellari in Iraq


In particolare il raggio del dolore, che non sembra particolarmente utile in una guerra convenzionale, permetterà miniaturizzando la tecnologia splendidi omicidi perfetti per ogni sorta di tecnocriminale (di Stato o meno). Potenziandola invece permetterà  grandiose stragi perfette: senza rumore, luce, proiettili, possibilità di discernere il bersaglio. Le caratteristiche del nervino in pratica, ma vuoi mettere? Molto piu’ maneggevole.
Fatta eccezione per la Morte Nera e quelle inutili seppur fichissime spade al neon dei cavalieri Jedi, sembrerebbe che il forzuto occidente oggi disponga ormai di tutte le tecnologie belliche  dell’impero di Darth Vader in Star Wars. Naturalmente è anche  intenzionato ad usarle, ma per affrontare quale nemico? Gli stati canaglia? Nel 2000 cioè prima degli extra budget concessi al Pentagono per via dell’ 11 Settembre la spesa bellica dei soli Stati Uniti era già ventiduevolte superiore a quella di Iran, Iraq, Corea del Nord, Libia, Siria e Afghanistan messi assieme. No, il nemico è un altro (chissà come ce li siamo procurati tutti ‘sti nemici è Ferrara?) e cioè il terrorismo internazionale, quello del Gatorade.

Vale a dire Darth Vader contro il Piccolo Chimico.

Un match interessante, si accettano scommesse.

E mi raccomando: non offrite il fianco al nemico portando pericolosi libri a bordo di un aereoplano, non vorrei  le loro pagine  insinuassero in voi  il sospetto che ci stiano prendendo per il culo.

2 thoughts on “Panic Day ovvero come ho perso l’aereo per San Diego.

  1. utente anonimo ha detto:

    bell’articolo

  2. utente anonimo ha detto:

    si legge tutto senza respirare.

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