Ditoalculo terrestre e massa bovina.

Dopo esserne uscito di corsa per tempo qualche anno fa mi sono iscritto di nuovo all’università, questa volta per studiare comunicazione. Uno dei primi esami offriva una panoramica sulla storia del sistema radiotelevisivo italiano con particolare attenzione alle tecnologie del futuro. Ebbene si, ho dovuto studiare un panegirico filogovernativo sui prodigi attesi dal digitale terrestre che, così si esprimeva il professorone, avrebbe avuto larghissima diffusione permettendo al pubblico di avere una scelta ampia e diversificata per l’informazione e l’intrattenimento. Questo avveniva nel 2001 quando era previsto che entro l’inizio del  2005 si fosse giunti ad una penetrazione dell’80% e per il 2006 addirittura allo switch-off, cioè allo spegnimento del segnale analogico. Dopo quattro anni la penetrazione della mirabolante innovazione tecnologica sfiora addirittura le vette del 3%, malgrado  incentivi statali e grancassa mediatico-governativa. Soltanto un ritardo? Non direi osservando la direzione in cui si muovono gli operatori delle telecomunicazioni. Telecom dopo la fusione con TIM  sta investendo su UMA e sull’IP-TV e, se non giungerà prima al default  come sembra probabile, porterà sul broadband oltre ad Internet, l’accesso voce e la televisione. Fastweb lo fa già da un pezzo. Sky sta lanciando offerte per navigare su Internet tramite il decoder pagando un unico abbonamento. Vodafone e 3 cercano di portare la TV tramite il DVB-H sui terminali mobili, i dati tramite l’UMTS e l’ HSDPA e fanno concorrenza agli operatori di telefonia fissa tramite tariffe differenziate se sei sotto la cella di casa tua. In sostanza tutti si muovono verso quello che gli americani chiamano triple play (voice, video and data) offrendosi come fornitori unici di accesso per tutti i servizi di interesse, compresa la televisione. Tutti, coi mezzi che hanno, cercano di farlo su IP. Esattamente il modello opposto al ditoalculo terrestre in cui un unico tipo di contenuto viene fornito da un’unica rete dedicata. Il professorone pero’ lo metteva nel programma di esame e il governo finanziava i decoder. E io pago la retta? Mavaffanculo va.

Oltre ai conflittucci di interesse vari, il governo puntava sul fatto che il 90% della massa bovina dei telespettatori continua a volere la televisione generalista completamente indifferenziata e se ne sbatte  dei servizi dati. Vero. Sono la tecnologia e il mercato pero’ che vanno altrove e la forniranno su altre piattaforme come del resto nel 2002 era ampiamente prevedibile e, almeno da un governo serio, auspicabile.
Il digitale terrestre non è un’innovazione tecnologica in ritardo, è una tecnologia che rischia di ritardare l’innovazione. La TV per schifo  che possa fare è comunque uno dei volano affinchè la massa bovina acceda alla rete. E con lei i suoi figli, sperando che crescano meno bovini.


One thought on “Ditoalculo terrestre e massa bovina.

  1. utente anonimo ha detto:

    Che commento vuoi aspettarti da me?.. okkio alla mucca pazza ;-)

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