La guerra delle scatole e il nuovo che avanza.


Se è vero, come dice Max Plank maneggiando prioni dal suo esilio di St.Louis, che le idee sono dei virus allora i mezzi comunicazione sono insieme il  sistema di riproduzione, le caratteristiche epidemologiche e lo spazio delle possibili mutazioni di quei virus.

Media vecchi e media nuovi.
Cosa avviene al sorgere di un nuovo mezzo di comunicazione? Innanzitutto si da’ per spacciato il precedente. L’esempio tipico è l’avvento della televione ai danni della radio in cui, passando dal solo audio al sistema audiovisivo, si pensava la radio sarebbe divenuta obsoleta e conseguentemente schiaffata nei libri di storia come una bizzarra progenitrice monca della tivvu’. In realtà quello che avvenne è un fenomeno detto ri-mediazione (Bolten) in cui i contenuti del vecchio media furono riassorbiti dal nuovo e arricchiti nella sua cornice. Nella prima televione italiana i programmi erano infatti quelli radiofonici migrati nella nuova scatola magica.
In secondo luogo cio’che accade è che il vecchio media, e qui l’esempio della radio torna ancora piu’ utile, si tiene ben lontano dai libri di storia e trova un suo nuovo spazio comunicativo, magari piu’ circoscritto, salvato dalle proprie differenti modalità di fruizione. Per capirci la radio sopravvive perchè puoi ascoltarla mentre guidi o comunque ti dedichi a qualcos’altro, è cioè meno catalizzante. Inoltre alcuni contenuti le si ritagliano meglio addosso per chi vuole ascoltarsi un po’ di musica, ad esempio, le immagini sono ridondanti e ti tengono inchiodato in salotto davanti a una scatola che non puoi portarti dietro. In piu’costa meno produrre contenuti permettendo la nascita di stazioni dedicate ad un numero di utenti minore cui si puo’ proporre musica o informazione che non sia buona “per tutti i gusti”, “per tutto il territorio nazionale” o “per grandi e piccini” (radio locali, radio tematihce, radio libere degli anni ’70 etc…).

Media, storia e tecnologia.
E’ la cultura a determinare i media ed i loro contenuti o avviene il contrario? Chiaramente l’avvento di un nuovo mezzo di comunicazione è determinato dalla tecnologia e non da altro. La cultura dominante qualora non gradisse il nuovo strumento puo’ tentare di rallentarne, monopolizzarne o anacronisticamente proibirne la diffusione. La monopolizzazione è locale e faticosa, si pensi alla Pravda e alla televisione di stato in URSS, la proibizione quasi impossibile e in genere antistorica come nel caso dei Taliban e della TV. Oggi l’unico stato al mondo in cui la televisione è proibita, anche quella di stato, è il Bhudan. La cultura dominante finisce dunque per utilizzare il media anzi per invaderlo: tuttavia non puo’ determinarne la comparsa. Ma è davvero un’invasione a senso unico che ne determina i contenuti? Il media serve sempre il potere? In realtà no, le caratteristiche tecnologiche del mezzo determinano l’uso che possiamo farne aprendo a volte scenari inaspettati, il potere è spesso il primo a occupare questi nuovi spazi ma non è quasi mai l’unico. Si pensi alla stampa di Gutemberg che determino’ la realizzazione pratica della riforma di Lutero mettendo la Bibbia in tedesco nelle mani di una quantità di persone inpensabile fino a pochi anni prima, la Chiesa di Roma non ne fu contenta ma potè farci ben poco. La stampa, favorendo la circolazione delle idee, permise in seguito la divulgazione dei testi scientifici dentro e fuori gli ambienti accademici,  contribuì alla nascita della moderna borghesia prima e dei movimenti socialisti poi, in sostanza permise l’affermarsi di nuove culture e nuove idee di societa’. Per McLuhan la stampa fu addirittura il primo esempio di produzione in serie, quindi di catena di montaggi ed eravamo appena nella seconda metà del 1400. Anche qui il potere ne fece ampio uso, ma non potè impedire che la usassero anche altri. E’ quindi in buona parte il media ad aprire nuove possibilità che concorrentemente la cultura dominante e i germi di quelle avvenire cercano di utilizzare. La cultura che tende a prevalere è influenzata dalle caratteristiche intrinseche del media. La televisione in particolare, il media dominante degli ultimi cinquant’anni, segue un un modello gerarchico (pochi trasmettono e tanti ricevono), che  si presta poco agli approfondimenti, limitato nelle risorse, invasivo, costoso nelle produzioni e soprattutto privo di feedback da parte dell’utente (a questo proposito non mi si parli dell’Auditel che è soltanto un’indagine di mercato (per di piu’ truccata), ti dice cioè quale merda preferisci tra quelle cacate di recente, non ti chiede cosa vorresti in alternativa alla merda). Quindi non è sbagliato dire che ci troviamo nella cultura della televisione, perchè è questa che ha aperto gli spazi in cui il consumismo (e ben poco altro) ha potuto trovare la sua prima età dell’oro e noi il nostro ennesimo secolo buio.

Internet e la lavastoviglie.
La scatola che abbiamo davanti in questo momento è di tipo diverso, sarà il nuovo media dominante ma il processo di detronizzazione non è ancora avvenuto. Il modello non è gerarchico ma a rete ed  è sostanzialmente paritario almeno in termini tecnici. Produrre contenuti costa poco. E’ possibile dare feedback veri o addirittura crearsi da se’ la merda alternativa. Quasi nessuna delle caratteristiche della televisione in questo senso è replicabile, tantomeno l’appropriazione da parte della cultura dominante. Il governo di Pechino perderà la propria antistorica battaglia per oscurare informazioni al popolo cinese. L’unico ostacolo alla diffusione del web cioè la presunta difficoltà di utilizzo, va a sparire con lo sparire delle vecchie generazioni. Io non so’se la cultura prodotta dalla rete sarà un granchè, non ho eccessi di entusiasmo o di ottimismo in questo senso. Credo pero’ che sarà, anzi che è già, altra e per ora in modo decisamente positivo.
Quindi qualora qualcuno avesse in odio la cultura della televisione, i suoi modelli di bellezza patinati e anoressici, i suoi stili di vita posticci,  la sua inarrestabile invasività commerciale, l’idea di una politica ridotta a marketing, le inutili ciance spacciate per  argomenti di interesse e la sua avvilente volgarità dovrebbe chiedere che il broadband arrivi a basso costo in ogni casa e che ci arrivi presto. Possibilmente libero da monopoli che non possono che rallentare la diffusione di un nuovo modo di comunicare, quale che sia.
Abbiamo piu’ che mai bisogno di nuove idee che si facciano largo oltre i vecchi paradigmi  e la nausea per le vecchie è piu’ diffusa di quanto la televisione vada raccontando. Del resto nessuno parla contro i propri interessi, men che meno un sistema dominato dal profitto, dall’autoreferenzialità e dalla pubblicità. Le tre cose sono quantomai legate e se un tempo la pubblicità era un fastidioso intermezzo tra un contenuto e l’altro, oggi è esattamente il contrario. La televisione vende e vendendo ingloba. Cose ad essa esterne che prima la TV si limitava a raccontare, oggi fanno parte della televisione stessa, in un’orgia che riduce qualunque evento a prodotto televisivo e noi a consumatori.  Calcio e politica sono soltanto due esempi. Gli insulsi reality show non fanno altro che venderci noi stessi, o meglio… l’idea distorta, idiota e zuccherosa che il potere ha di noi. L’ultima decadente depravazione della scatola magica del novecento.

Come detto all’inizio la televisione non morirà, troverà la sua nicchia di utilizzo dentro e fuori dalla rete. Sperando come diceva Gaber: “…che la TV sia trattata in tutte le famiglie, con lo stesso rispetto che si ha per una lavastoviglie “

Adesso pero’ stacco che c’è il derby su Sky.

2 thoughts on “La guerra delle scatole e il nuovo che avanza.

  1. alex321 ha detto:

    Post spettacoloso e perfetto!
    Mi riservo ovviamente di dargli spazio da me.. :)
    Grazie e ciao!

  2. Aramcheck ha detto:

    Ne sarei onorato :)

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