Talk Radio


Oggi ho passato il pomeriggio ad ascoltare una talk-radio, la trasmissione che normalmente non parla d’attualità si è trasformata in una lunga maratona per seguire cio’ che sta avvenendo nel sud-est asiatico. Dai microfoni aperti per le dirette si accavallavano voci di gente sconvolta dalle immagini trasmesse dai telegiornali. Il sentimento nei confronti della copertura mediatica era per lo piu’ di indignazione, in particolare alcuni ascoltatori ritenevano “mostruoso” l’incessante sequela di immagini di morti e devastazione, gente trascinata via dalla corrente, la morbosità dei giornalisti nel descrivere l’avvenimento, il fatto soprattutto che queste immagini venissero trasmesse in una fascia oraria protetta per il piu’ piccoli proprio prima, denunciava la voce di un padre alla radio, dell’ennesima pubblicità dei panettoni. Lo speaker teneva la diretta al salire dei morti: 20000, 50000, 100000. Centomila morti. A Honolulu al centro di monitoraggio degli tzunami per l’area del Pacifico sembra sapessero del sisma e dell’onda anomala che ne stava derivando e non abbiano trovato nessun numero di telefono da chiamare per avvertire i paesi colpiti.”Non si è potuto avvertire i paesi colpiti da un disastro del genere nell’era della globalizzazione?” Ha tuonato lo speaker. Pare non si sia potuto, pare che il mondo non sia poi così globalizzato.

“Ma con tutti i soldi che ci tolgono, con la nostra economia avanzata, coi nostri mezzi ipertecnologici non potevano toglierci un 1% per prevenire catastrofi come queste in paesi tanto poveri?” No speaker, non risultano tasse del genere. “Ma con tutti i soldi che i nostri governi spendono per fare guerre e comprare armamenti non si potrebbe invece tentare di portare questi paesi ad un livello tale da far fronte a tragedie umanitarie del genere?” quasi in lacrime un cattolico. Si potrebbe? Sarebbe bello, ma non si tenta di farlo.

Gli italiani, brava gente, sconvolti dalle immagini si interrogano. Cercano responsabili, soluzioni, antidoti. Si rivolgono a coloro che guidano la nostra società: politica, finanza, informazione (in quest’ordine?). Le immagini sono la forma di comunicazione piu’ diretta, piu’ emotiva, noi viviamo con gli occhi. Alla fine se la prendono con i vacanzieri di rientro: “E quelli intervistati all’aereoporto? tutti incazzati perchè gli hanno rovinato la vacanza… ma che gente è?”

Che informazione è? Che politica è? Che finanza è? E’ questa la globalizzazione? Già, che gente è?

L’informazione ad esempio dovrebbe mostrarli i morti? Anche se davanti alla tv ci sono i piccoli? La morte, la malattia, i disastri fanno parte dell’esperienza umana, da sempre. I nostri figli non cresceranno peggio di noi perchè gli mostriamo la realtà se sapremo spiegarliela, e questa tragedia immane è la realtà di milioni di uomini come noi. I piccoli non hanno paura della verità, questo è un difetto tutto dei grandi, che i grandi proiettano su di loro. Possiamo domandarci “quale” informazione racconta loro la realtà e come gliela racconta. Ieri il “sole24ore” titolava “l’onda lunga non raggiunge i listini”. Che culo. Abbiamo il tempo di salvare i soldi che abbiamo investito nelle “tigri asiatiche” e negli altri paesi del sud-est dell’eurasia. Morti centomila, ma almeno è salva la nostra pecunia. Un sospiro di sollievo. Adesso i nostri investitori avranno il tempo di togliere gradualmente i loro investimenti da quelle aree, affossando per l’ennesima volta quelle economie. Vanificando i telethon, le raccolte fondi e gli aiuti che giustamente ci affrettiamo, sempre dopo aver visto le immagini, a spedire laggiu’. La finanza, l’economia. Non potremmo toglierci qualcosa per prevenire catastrofi umanitarie, fornire strutture, cibo, ospedali? Un tentativo poteva chiamarsi Tobin Tax, una tassazione minima sulle transazioni finanziarie che soltanto per il 2% del totale finanziano l’economia reale e per il 98% spostano capitali arricchendo i grandi speculatori. La proposta latita da dieci anni dopo essere scivolata sui tavoli e nella retorica di tutti i grandi della terra. La politica, ancora l’informazione. Ottanta miliardi di dollari ogni sei mesi per rifinanziare la guerra in Iraq che ha fatto si calcola, ironia della sorte, 100000 morti. Con la differenza che se uno tsunami non lo puoi tenere a freno lo stesso non puo’ dirsi di un B52. Ma, quelli non li abbiamo visti. Le immagini in quel caso erano troppo forti, la nostra informazione troppo embedded, neppure le manifestazioni pacifiste potevano essere riprese in diretta sul canale di stato, poca audience forse. Meno audience del soldato Jessica e della montatura della sua liberazione da lei stassa denunciata. Chissà… sull’onda emotiva dei corpi sventrati la retorica sull’esportazione della democrazia e la scusa dei tiranni che si andavano a destituire forse avrebbero oggi minor presa. Noi viviamo con gli occhi. Questa l’informazione e questa la politica nell’età della globalizzazione, una globalizzazione che non è per tutti se una telefonata che puo’ salvare qualche migliaio di vite non arriva da Honolulu allo sri-Lanka.

Che informazione è? Che politica è? Che finanza è? Che globalizzazione è? Ma soprattutto, che gente è?

Sorpresa uomo occidentale, brava gente. E’ la nostra informazione, la nostra finanza, la nostra politica e nostra globalizzazione. E quei tizi intervistati all’aereoporto che si preoccuppano perchè in albergo gli si sono bagnate le valigie siamo noi.

Nella sede centrale europea della società “tanto new-economy” per cui lavoro ricordo scorrevano sui televisori al plasma le immagini di bambini poveri (magari proprio dello sri-lanka) che navigavano su internet, sorridenti, entravano anche loro nell’età dell’oro dell’informazione digitale. O proprio l’unica informazione di cui avevano realmente bisogno non gli è mai arrivata o in quell’era non ci sono mai entrati.

Per questo se mai avro’ un figlio non avro’ paura di mostrargli le tragedie che purtoppo affollano la nostra esperienza, ma gli copriro’ gli occhi quando vedrà un mondo che non esiste nella pubblicità inventato di sana pianta per vendergli dei panettoni.

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