Bugie natalizie.


Il natale e le feste in generale sono la tipica cosa che da qualsiasi angolazione la si guardi mi mette sulla difensiva. Non mi piace il natale religioso e mi vedo d’accordo con Vendrame “Se Dio esiste, intanto ha preso gli Ultimi per il culo”. Non mi piace il natale di Dickens perchè ne è la caratterizzazione piu’ diffusa, mielosa e meno veritiera. Non mi piace il natale consumistico, perchè di fatto ne sono schiavo. E’ la festa della confcommercio. Non mi piace il mio natale fatto di poker, grandi mangiate e vino buono, o almeno mi piace quanto un mio mercoledì spendaccione. Non mi piace la retorica dei buoni sentimenti perchè una cosa che acquista valore una volta l’anno è ovviamente una bugia. Così come i parenti che non vedi mai e magari telefonano soltanto oggi per dirti “che peccato non ci vediamo mai”: è una bugia. C’è la precisa e calcolata volontà di non vedersi mai, ambo i lati. Non mi piace il natale perchè da bambini tutti abbiamo creduto che fosse un giorno speciale per uno qualsiasi dei motivi sopraelencati, ma era una bugia. Non mi piace il natale perchè se ne parla troppo e ho già ecceduto. Di quella bugia da bambini pero’ qualcosa rimane e certe volte diventa una sera in cui non scappare dalla tavola dei tuoi subito dopo il caffè, magari ci scappa un ti voglio bene, che non è una bugia ma è fuori dal mio vocabolario quotidiano. Detesto Dickens, ma credo fosse un bravo diavolo. Parlando di quando ero piccolo mi viene in mente una poesia che mi fecero imparare a memoria a scuola (questa se la ricorda sia il taxista-leninista, sia quello che “…che il mondo va tutto da un’altra parte”) ve la lascio:

Trilussa

Natale de guera

Ammalappena che s’è fatto giorno
la prima luce è entrata ne la stalla
e er Bambinello s’è guardato intorno.
– Che freddo, mamma mia! Chi m’aripara?
Che freddo, mamma mia! Chi m’ariscalla?
– Fijo, la legna è diventata rara
e costa troppo cara pÈ compralla.
– E l’asinello mio dov’è finito?
– Trasporta la mitraja
sur campo de battaja: è requisito.
– Er bove? – Puro quello
fu mannato ar macello.
– Ma li Re Maggi arriveno? – È impossibbile
perché nun c’è la stella che li guida;
la stella nun vô uscì: poco se fida
pÈ paura de quarche diriggibbile. –

Er Bambinello ha chiesto: – Indove stanno
tutti li campagnoli che l’antr’anno
portaveno la robba ne la grotta?
Nun c’è neppuro un sacco de polenta,
nemmanco una frocella de ricotta.

– Fijo, li campagnoli stanno in guerra,
tutti ar campo e combatteno. La mano
che seminava er grano
e che serviva pÈ vangà la terra
adesso viè addoprata unicamente
per ammazzà la gente.
Guarda, laggiù, li lampi
de li bombardamenti!
Li senti, Dio ce scampi,
li quattrocentoventi
che spaccheno li campi? –

Ner di’ così la Madre der Signore
s’è stretta er Fijo ar core
e s’è asciugata l’occhi co’ le fasce.
Una lagrima amara per chi nasce,
una lagrima dórce per chi more.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...