Dopo il fiasco della scorsa settimana dove una normale, seppur inconsueta, nevicata è stata talmente sottovalutata da paralizzare un’intera metropoli per tre giorni innescando la ben nota gara olimpionica (altro che 2020…) romana di scarica barile, tra il sindaco spalatore -metereologo e la Protezione Civile, questa settimana siamo passati, con un ribaltamento di eccessi che sfiora il ridicolo, all’allarmismo mediatico più isterico. Sono tre giorni che ascoltando, anche distrattamente, Radio e TV si viene bombardati mane e sera da allarmi catastrofistici sul “freddo mai visto”, sulla “nevicata epocale” e gli “eventi metereologici eccezionali” previsti a partire da oggi. A causa del blocco totale del traffico per chi non possiede le catene o non ha fatto in tempo a procursele a prezzi esorbitanti la settimana scorsa (cioè il 95% dei romani) il mio quartiere sembra, almeno per il momento, più una silenziosa ghost town del Far West che un villaggio della Kamchatka battuto da una bufera di neve e ghiaccio come ci si sarebbe dovuto aspettare. Scuole serrate, uffici pubblici chiusi, ma dipendenti ugualmente retribuiti in un paese dove il telelavoro è pura fantascienza, pochi autobus fin da stamattina (perché? non nevica…), il sindaco che fa gettare sale in strada fin da ieri (per scaramanzia?) e un nome cattivissimo per la perturbazione su cui le aperture dei TG vanno a nozze: Blizzard.
E’ dai tempi dei cupi profeti del millenarismo medievale che i sonni degli italiani non erano turbati da tanti e tali inquietanti demoni dai nomi esotici e incomprensibili: ieri Spread, oggi Blizzard, domani… Chtulhu (speriamo).
Ora, Alemanno non è il primo sindaco impreparato che pretende di amministrare (si fa per dire) la città da uno studio televisivo anziché dal Campidoglio, abbiamo in realtà una lunga tradizione in materia, tuttavia la reazione dei miei concittadini è sembrata un poco eccessiva e vagamente influenzata dal suddetto bombardamento mediatico. Ieri sera uscendo dal lavoro sono passato a prendere la cena per la sera al supermercato sotto casa, piuttosto grande e di norma relativamente poco frequentato in quell’orario, per accorgermi che i tre interi banchi della carne, ognuno diviso in quatttro lunghi scaffali, erano stati letteralmente saccheggiati, il latte ed ogni altro bene deperibile era esaurito e c’erano sette casse aperte anziché le solite due, con file lunghe più di trenta metri.
Forse sono io che non ho ben capito: aspettiamo altri venti centimetri di neve o la Cina sta per scaraventarci addosso un centinaio di bombe termonucleari? Le persone in fila alla cassa si aspettano che domani ci sarà talmente tanta neve da non permettere loro di raggiungere uno dei cinque supermercati di quartiere? Temono che le strade saranno talmenbte bloccate da impedire per giorni e giorni che i viveri raggiungano Roma? Ci prepariamo a sopravvivere a un po’ di neve o un assedio dei Lanzichenecchi?
Nel frattempo mentre scrivo, ore 15.42, dalla finestra di casa mia si vede scendere soltanto una normalissima pioggerellina insulsa.

Parte è rappresentata dalla volontà di realizzare i sogni Confindustriali oggi che queste forzature sono quanto mai inutili, sfruttando lo stato d’emergenza del paese.
Per questa stessa ragione Martone scivola sugli sfigati, termine odiosamente classista, che sono ancora all’Università a 28 anni. E’ chiaro che Martone, nato nella famiglia giusta col cognome giusto e laureato in 4 anni in giurisprudenza, non può immaginare un figlio di nessuno che iscritto ad una facoltà dura e lunga come Ingegneria o Medicina, facendo il cameriere per pagarsi le spese, provenga da una famiglia dove nessuno ha studiato e, magari, parta anche con l’handicap di non aver frequentato il liceo ma un ITIS qualsiasi.